La via del pugno che intercetta
Jeet Kune Do significa, alla lettera, “la via del pugno che intercetta”. È il metodo di combattimento ideato e praticato da Bruce Lee (Lee Jun Fan), che tra il 1967 e il 1973 raccolse, sperimentò e catalogò metodi di allenamento, attitudini, tecniche e concetti in un sistema completo. Non è uno stile da imitare, ma un modo di studiare il combattimento: semplice, diretto, non classico.
Le origini
Da ragazzo Bruce Lee studia il Tai Chi Chuan con il padre e, a Hong Kong, si avvicina al Wing Chun del maestro Yip Man, lo stile che più lo influenzerà agli inizi. Sempre a Hong Kong conosce il Tam Tui, specializzato nei calci, il Chin Na delle leve articolari e altri sistemi di boxe cinese. Negli Stati Uniti insegna il suo kung fu, chiamato “gung fu non classico” o Jun Fan Gung Fu, e allarga la ricerca a judo, ju-jitsu, karate e aikido, alla boxe inglese, alla scherma, alla savate francese e alla boxe thailandese.
Il risultato si allontana progressivamente dai canoni del Wing Chun fino a diventare irriconoscibile: dalla boxe arrivano i pugni, dalla scherma gli spostamenti e l’attitudine all’intercettazione, dalla lotta le leve e le proiezioni, che nel Jeet Kune Do sono parte integrante del metodo.
I principi
- Intercettare: colpire l’attacco nel momento in cui nasce o, meglio ancora, intercettare l’intenzione dell’avversario prima che diventi azione. È il principio del colpo preventivo.
- Spazio, tempo e ritmo: la distanza, il tempismo e il cambio di ritmo contano più della forza.
- Semplicità ed economia: movimenti diretti, essenziali, adattabili a ogni situazione. Si elimina il superfluo.
- Fluidità: passare da una tecnica all’altra con immediatezza, e da una distanza all’altra scegliendo la strategia migliore mentre lo scontro evolve.
- L’individuo al centro: assorbi ciò che è utile, scarta ciò che è inutile, aggiungi ciò che è tuo. La tecnica si adatta alle caratteristiche fisiche e caratteriali di chi la pratica, non il contrario.
Come si allena
- Le quattro distanze: calci, pugni, intrappolamento (trapping) e lotta, da riconoscere e collegare senza interruzioni.
- Gli attrezzi del corpo: pugni, calci, gomiti, ginocchia e il loro uso più efficace a ogni distanza.
- Trapping: le mani che controllano le braccia dell’avversario per aprire la linea ai colpi (pak sao, lop sao, ecc.).
- Leve e proiezioni per chiudere lo scontro quando la distanza si annulla.
- Attributi: velocità, tempismo, sensibilità al contatto, coordinazione, potenza.
- Sparring e preparazione fisica: Bruce Lee fu tra i primi ad adottare protezioni e attrezzature di altre discipline per allenarsi con contatto reale. In palestra lo sparring arriva per gradi, con le protezioni e con un’intensità adatta al livello di ciascuno.
Un metodo ancora attuale
Per il suo approccio senza barriere tra stili, il Jeet Kune Do è considerato un precursore della kickboxing e del moderno combattimento misto. È attuale perché si basa su principi reali e su un metodo di analisi quasi scientifico, che parte dalla persona e dalle sue qualità.
Nel programma Black Bull
Il Jeet Kune Do è la colonna portante del lavoro a mani nude e si integra con il Kali per armi e oggetti e con il Silat per la corta distanza e la terra, nell’ottica di un combattimento a 360 gradi.
Per chi è
Per chi parte da zero e per chi ha già esperienza in altre arti. Non serve una preparazione atletica: la forma fisica migliora con la pratica.

